Illustre Signore,
Vedere il mio nome sulla “Critica” non poteva al primo momento che costernarmi: che il mio scritto fosse passato sotto silenzio, era naturale, ma esser condannata da Voi – altrimenti non poteva essere – sarebbe stato doloroso.
Durò alquanto finché potessi capire che era il contrario. E questo non lo dico per falsa modestia, ma perché sono, purtroppo, conscia della difettosità del mio lavoro, fatto per parti anche un po’ in fretta e dovente incastrarsi in un numero limitato di pagine. Inoltre sono consapevole che per noi Svizzeri sarebbe assurdo sottometterci a dei criteri che non esistono affatto per noi. Ma non – dimeno la “felix culpa” mi rende felice e, di più, ero commossa che abbiate pensato persino a mandarmi personalmente il fascicolo.
Tutto che dite del volume del Wais è vero purtroppo, con sola eccezione però del breve capitolo dello Spoerri, il quale anche lui sarebbe, come sapete, dalla parte della felix culpa. Dello Spoerri come critico e come indagatore dell’opera di poesia, perseguente una via tutta sua, non occorre parlarVi, lo conoscete.
Dacchè [sic.] mi è concesso scriverVi, mi sarà anche permesso indugiare su un altro argomento che mi sta a cuore. Come vedete dal piccolo prospetto aggiunto, ho avuto la fortuna di poter fare la più bella cosa forse che si possa fare per la cultura italiana all’estero: una libreria organizzata e diretta secondo i principi del vero valore del libro, in un ambiente bellissimo di quasi casa privata, il quale diventa di più in più il ritrovo degli Italiani come anche degli Svizzeri appassionati per l’Italia.
Quest’opera vien fatta grazie alla generosità di un Italiano, un ingegnere cresciuto e vissuto sempre in Isvizzera il dott. h. c. Giovanni Rodio, proprietario della libreria di cui formiamo una sezione.
Credo di non sbagliarmi ammettendo che questo centro di cultura italiana fra noi Vi riuscirà simpatico e lo consideriate anche degno della viva approvazione degli editori italiani. Mi dispiace di dirVi, che proprio i Signori Laterza sono di quelli che meno di tutti sono disposti a dare l’appoggio alla nostra giovane impresa che quasi tutti gli altri editori hanno dato con benevolenza e generosità, e anche con comprensione del fatto che lavoriamo, propriamente detto, nel nostro interesse. I Signori Laterza invece, non solo che pretendino di farci accettare uno sconto libraio addirittura ridicolo che ci lascia nessun utile, ma anche non possono decidersi a darci le loro edizioni in deposito. Alle nostre dettagliate e cortesi lettere in cui avevamo esposto la nostra situazione e richiesto delle condizioni migliori, ci fu risposto con cartoline postali laconiche e negative.
Diffatti [sic] siamo lieti di vedere quanti lettori ed amici Voi, Illustre Signore, avete nel nostro paese, e che ogni giorno ne appariscono altri nella nostra libreria.
D’altra parte le edizioni Laterza vengono apprezzati e comprati considerevolmente, e lo verrebbero ancora di più se disponessimo di un deposito riccamente fornito.
Sono convinta che un piccolo Vostro intervento qui varrebbe molto, per non dire tutto.
Sono anche lieta di dirVi che ora raccomandiamo e vendiamo molto il libro di Aldo Mautino, il quale ebbe in così alto grado la Vostra approvazione e di cui, alla mia proposta, sarà fatta la recensione sulla Neue Zürcher Zeitung.
Permettetemi, Illustre Signore, di esprimerVi la mia profonda riconoscenza, non solo per il benevole interesse che ora mi dette motivo di scriverVi, ma, in un senso più vasto, per la ricca corrente di verità essenziali di cui sono partecipe per via della Vostra opera, la quale, in molti rispetti, da continuamente la misura alla mia vita di pensiero.