Baragiola apre la lettera con alcune informazioni sulla vita culturale a Zurigo: innanzitutto accenna a una conferenza, sul tema della poesia da Dante a Lionello Fiumi, tenuta da Riccardo Picozzi, professore presso il Conservatorio di Milano, che si sarebbe tenuta l’indomani (3 dicembre).
Dopo di ciò si congratula con Bianconi per la prefazione che ha scritto al volume su Pascoli [cfr.: Bianconi, Piero. Pascoli. Firenze. Nemi. 1933]: segue il commento di alcuni passi del volume.
Baragiola dichiara in seguito come la pubblicazione di una raccolta di [“Bruciate” ?] di Bianconi sia un’ottima idea: lei stessa aveva suggerito l’idea in un articolo su Bianconi, che purtroppo è stato tagliato in fase di pubblicazione.
Baragiola si sofferma in seguito sulle “fantasie”, un insieme di testi, che andranno a formare la raccolta Ritagli [cfr. Sabina Geiser Foglia] che Bianconi volle far leggere a Baragiola in anteprima. La donna commenta scrupolosamente i testi, a livello stilistico e linguistico (il suo interesse verte verso la scelta delle parole e l’ampiezza delle frasi), ma anche ideologico e contenutistico: “E poi – e perdoni – Le direi di limare e stringere qua e là qualche passo e di eliminare, se ce ne fossero, quelle osservazioncelle che talora osserviamo [?] aver fatte una volta tanto per sfogarci, ma che non occorre siano tramandate ai posteri. […] Io vorrei che tali lievissimi ritocchi rendessero possibile la lettura del suo volumetto, non dico alle monache come la Conquistata, ma alle mie alunne, alle scuole medie e superiori in genere, Università, Politecnico. Dove si leggono tante cose certo non scritte con intenzioni educativa o edificatoria: In tenda mi chi vuol… Sarei molto molto contenta se invece di Chiesa o oltre a Chiesa, si potesse leggere un altro autore ticinese: leggere e raccomandare”.
La lettera tratta inseguito di alcune irregolarità insorte in seno al Premio Schiller, diventando più ostica: Baragiola e Bianconi risiedono nella sottocommissione dell’associazione e divennero testimoni Baragiola di alcune irregolarità ad opera del presidente Arminio Janner. Le parole di Baragiola lasciano intendere che Janner non sia stato corretto durante lo svolgimento di una votazione: la donna infatti vorrebbe richiedere per sé stessa e per Bianconi il “voto deliberativo, come lo si ha di certo in tutte subcommissioni di qualunque democrazia. Io poiché sono maggiore a Janner di età e che da trent’anni direttamente e indirettamente – modestia a parte – cerco di far conoscere ed apprezzare di qua dal Gottardo […] non mi sento proprio di far da marionetta o da comparsa.”. La critica a Janner prosegue sul tono ironico e indignato: se il presidente della Schiller non dovesse osservare il voto di maggioranza, Baragiola vorrebbe dare le dimissioni. [NdR: Renata Gossen, nell’articolo Una pioniera dell’italianità: Elsa Nerina Baragiola scrive “Rifiutava il compromesso, e quando ritenne che un premio letterario andasse a una scrittrice che, secondo lei, non lo meritava, non esitò a togliersi dalla giuria”. Gossen si riferisce a ciò che Baragiola scrive nella lettera? DA APPROFONDIRE].