In questa lettera Sem Benelli, rifugiato in Svizzera, parla ad Arnoldo Mondadori, anch’egli rifugiato, della necessità di una coscienza e di un’attività intellettuale e morale anche nell’esilio. Benelli sostiene di non essere scappato dall’Italia solo per sfuggire al regime fascista, ma anche e soprattutto per poter continuare la propria attività etico-intellettuale; a tal fine, auspica la pubblicazione di una propria opera autobiografico (senza titolo) su questi argomenti. Tale opera servirà anche a dimostrare al mondo – sostiene Benelli – che durante il fascismo alcuni scrittori italiani conservarono una propria etica intellettuale e non si piegarono al regime.
Benelli parla poi della propria residenza nella pensione “Solarium” di Gordola, considerata molto positiva. Chiede inoltre a Mondadori di portare i suoi saluti al Cap. Guido Bustelli, ticinese che aiutò diversi italiani a scappare in Svizzera ed era in contatto con la resistenza.