La gita a Chiasso

Trent'anni di sconfinamenti culturali tra Svizzera e Italia (1935-1965)

Lettera di Luigi Rusca a Giovanni Rodio (21 settembre 1940)

Luigi Rusca esprime nella lettera del 21 settembre le proprie preoccupazioni riguardo alla linea commerciale della libreria di Rodio Zum Elsässer: questa infatti è a parere del direttore generale di Mondadori troppo specializzata, rivolgendosi principalmente a studiosi e studiose delle materie insegnate al politecnico e all’università zurighesi. Rusca dichiara la necessità di ampliare le vendite alla narrativa a firma italiana, rivolgendosi in questo modo a un pubblico più ampio:

Trascrizione

Milano, 21 Settembre 1940 XVIII

Egregio Ingegnere,

faccio seguito alla mia lettera di giovedì ed alla telefonata di ieri per dirLe alcune mie preoccupazioni circa l’azione del libro italiano a Zurigo.

Sono, del resto, preoccupazioni che Le ho più volte espresso e che mi avevano condotto, due anni fa, a presentarLe un programma concreto di accorgimenti e provvedimenti da prendersi per incrementare in modo permanente quella sezione della Libreria Zum Elsässer. Dico in modo permanente giacché uno dei maggiori inconvenienti attuali è, a mio avviso, che si procede troppo a sbalzi, puntando su un libro che si ritiene particolarmente adatto, per esercitare su quello una azione di propaganda. Ora il successo di una libreria non potrà mai essere raggiunto con questo metodo, bensì cercando di formarsi una clientela vasta più che sia possibile, senza discriminazioni di classi di lettori e quindi di gusti. Su questo piedestallo possono poi essere esercitati dei lanci speciali, ma senza quel piedestallo si costruisce sulla sabbia.

Qui naturalmente subentra il Suo concetto: io non voglio vendere che libri belli o libri buoni, non voglio che nella mia libreria si venda un libro giallo o un periodico, desidero che la Z. E. sia degna del suo proprietario. Ma, a parte il fatto (che non riguarda che Lei) che se con questo sistema si può guadagnarsi molta considerazione, ritengo difficile si possa guadagnare anche del denaro od al meno non perderne troppo (il libraio, come l’albergatore, deve avere la minore personalità possibile, quando ha a che fare con i clienti), vi è l’altro fatto che noi dobbiamo contare, a Zurigo, su di una libreria che tratti a fondo il libro italiano, tutto il libro italiano, che sfrutti tutte le possibilità che si offrono a questo proposito, che abbia un personale convinto delle possibilità che offre il libro italiano. Insomma una libreria da poter pubblicamente segnalare (vedi caso E.N.I.T.) come LA LIBRERIA per eccellenza, che vende il libro italiano e che è più di ogni altra rifornita di tutti i libri italiani che si possono vendere.

Come vede, caro ingegnere, vi è una questione di principio da superare: o si fa la libreria “distinta” o si fa la libreria comune, come la nostra in Galleria a Milano. Noi, per Zurigo, abbiamo bisogno di una libreria di quel secondo tipo o, se a tanto non si riesce, dobbiamo considerare tutte le librerie della città su un medesimo piano.

Spero che Ella abbia compreso le mie buone intenzioni, e soprattutto come io abbia di mira non un tornaconto personale, o mondadoriano o melisesco, bensì mi preoccupi di assicurare al libro italiano quella diffusione che in questi momenti può avere all’estero. Noi vendiamo, ad esempio, in parecchie città della Svizzera molte delle nostre, oso dire, ottime traduzioni della “Collezione Medusa”, perché quelle opere non arrivano nell’originale inglese o nella traduzione francese o non si possono tradurre in tedesco (vedi il caso della REBECCA della Du Maurier) ed arriviamo perfino a vendere Libri Gialli a svizzeri tedeschi o francesi perché la collezione Le Masque e L’Emprente sono scomparse. Dobbiamo dunque profittare del momento per una azione a fondo, con il vantaggio di importar valuta straniera e di penetrare col libro nostro in ambienti nuovi. Per fare questo ci occorre o aver qualcuno che lavora con noi a fondo, oppure aver le mani libere in modo da raccogliere un po’ fra tutti quello che non ci può dare uno solo.

Queste mie righe – piuttosto prolisse – vorrebbero essere il preludio al colloquio che mi piacerebbe avere con Lei a Lugano od a Zurigo.


Tipo di documento: Dattiloscritto
Autore: Luigi Rusca
Destinatario: Giovanni Rodio
Lingua di pubblicazione: italiano
Luogo / paese di pubblicazione / produzione: Milano
Datazione: 21 settembre 1940

Note: La lettera è intestata Casa Editrice A. Mondadori.
Archivio: Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino
Tipo di supporto: cartaceo
Segnatura: Fondo Martha Amrein

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